BAUMAN (Zygmunt) CIRCUS
il circo della modernità liquida

ideazione e regia di Paolo Giorgio
con la collaborazione di Tiziano Turci
musica di Nicola Arata
spazio a cura di Guido Buganza
video di Vincenzo Genna
testi nati dall’insostituibile contributo della Compagnia Band à Part
con Mohamed Ba, Anastasia Zagorskaya, Charles Uguen, Ilaria Tanini, Tiziano Turci
e la Pim Ensemble Orchestra diretta da Nicola Arata: Gianluca "The Huge" Plomitallo (pianoforte), Ambra Rinaldo (contrabbasso), Alessandro Bider (sassofono soprano), Fabrizio Buttò (tromba), Elia Moretti (batteria)
produzione Band à Part in coproduzione con TIEFFE Filodrammatici Teatro Stabile · Mittelfest 2008
Intorno a noi si succedono cambiamenti epocali.
I codici e le pratiche con cui i nostri genitori affrontavano la vita non sono più validi.
Le città sono cambiate. Il lavoro è cambiato. I rapporti interpersonali sono cambiati.
Quanto più attorno a noi vengono abbattute le frontiere, tanto più la società si chiude in se stessa.
In questo spazio fragile e difeso ossessivamente, siamo incapaci di progettare un futuro.

Bauman Circus è uno spettacolo che tenta di leggere la realtà a partire dalle opere di Zygmunt Bauman, con una prospettiva e uno sguardo precisi: quelli della generazione che oggi ha intorno ai trent’anni. Parliamo della generazione che con più chiarezza ha visto il mondo mutarle intorno.
Chi oggi ha trent’anni ha conosciuto un tempo nel quale per telefonare doveva raggiungere una cabina e avere in tasca degli spiccioli. Un tempo senza internet, in cui le comunicazioni erano più complesse. Chi oggi ha trent’anni ha vissuto con più immediata violenza l’impatto con un mondo in cui il lavoro è precario, gli affetti sono precari, la propria consistenza di persona è precaria nella sua interezza. Ha di fronte agli occhi l’impoverimento subito rispetto ai propri genitori. Il crollo del valore dei titoli di studio. La ridefinizione costante e inafferrabile delle regole del gioco.
Infine, è la generazione alla quale con più urgenza si chiede oggi di immaginare il proprio futuro. Perché quel futuro ha già cominciato a viverlo.
Come l’opera a cui si ispira, Bauman Circus è una struttura fluida, aperta, indefinibile. Lo spettacolo alterna frammenti di racconto, esperienze personali, articoli di giornale, analisi statistiche, calando questo materiale in una cornice di analisi sociologica tratta dalle opere di Bauman. Oltre a rivelare la forza letteraria di un linguaggio tecnico così lontano dal teatro, l’impianto drammaturgico mette in connessione l’analisi teorica con la concretezza delle esperienze quotidiane di cui si occupa, riportando la sociologia al contesto in cui nasce. I massimi sistemi del mondo globalizzato rivivono ogni giorno nei nostri gesti più semplici.
Diviso in capitoli (identità, modernità, paura liquida, amore liquido) lo spettacolo sfrutta la metafora del circo per offrire allo spettatore una serie di numeri sulla modernità. Cinque attori raccontano gli eventi centrali della propria vita, li ripercorrono per frammenti, rileggendoli continuamente alla luce di un orizzonte più ampio, trasformandosi in medium di parole altrui, di dati, di statistiche, di fatti di cronaca. È un passaggio continuo fra l’accenno di un personaggio (con la sua storia, i suoi bisogni, i suoi sogni) e l’essere attraversati da una dimensione sovra personale. Senza mai diventare didattico, Bauman Circus mette in relazione la quotidianità con ciò che la condiziona dall’alto, mostra l’incastro fra i nostri desideri e ciò che viene indotto dal piano sociale, ci racconta dove nascono le nostre paure e come affrontarle.
Un gruppo di cinque musicisti polistrumentisti accompagna dal vivo questo viaggio, correndo sul filo dell’improvvisazione jazzistica. Sul fondo, una serie di video alternano titoli, immagini, traduzioni, in un’interazione continua con la scena: la restituzione di uno sguardo attonito e sconcertato nei confronti di una società che ci lascia sempre più soli.